Chi Sono
Non so quando sia nato tutto.
O forse non ricordo un momento in cui non ci fosse già.
Da bambina pasticciavo con carta, colla e timbri. Avevo una passione speciale per i timbri di Robin Hood: con quelli costruivo accostamenti, piccoli mondi visivi, storie fatte di immagini. Ogni viaggio finiva sempre allo stesso modo: con uno scrapbook. Biglietti, fotografie, ritagli, stoffe. La parte più divertente del viaggio non era partire, ma ricomporre ciò che avevo raccolto.
Il mio libro preferito era Cosa fare quando piove di Richard Scarry. Ancora oggi, per me, la pioggia è sinonimo di tempo creativo. Tutto ciò che può essere raccolto, modificato, riutilizzato in modo diverso da quello per cui è nato mi entusiasma. Non ho mai amato usare le cose per ciò che erano state pensate. Davanti a un oggetto, la mia domanda è sempre la stessa: in cos’altro potrebbe trasformarsi?
Per molto tempo ho vissuto questo bisogno di sperimentare come un difetto. Cambiare spesso, non ripetere, cercare sempre qualcosa di nuovo mi sembrava mancanza di concentrazione. Solo di recente ho capito che era semplicemente il mio modo di crescere: alcune persone creative imparano una cosa e sentono subito il bisogno di spingersi oltre. Altrimenti si fermano. Io non so fermarmi.
Il mio percorso non è stato lineare. Liceo classico, l’università di Giurisprudenza, poi Lettere Moderne e Comunicazioni Sociali. Pubblicità, maternità, artigianato, gioielleria, incisione. Ogni passaggio non ha cancellato il precedente: lo ha trasformato. Ho sempre portato con me la curiosità per le immagini, per le storie, per ciò che può cambiare forma senza perdere senso.
Il vetro è arrivato quasi per caso, ma è diventato il mio punto fermo. Incidendolo ho capito che poteva fare esattamente quello che cercavo da sempre: proteggere senza nascondere. Fermare il tempo lasciando intatto il significato.
È così che nascono oggi i miei oggetti.
Non da un’idea di produzione, ma da una scelta. Scelgo un ritaglio originale vintage, un’immagine che ha già vissuto una vita, e le do un nuovo contesto. Il mio lavoro non è tagliare e incollare. È trasformare, rispettando ciò che c’era prima.
Per questo ogni pezzo è unico.
Per questo non faccio serie.
Per questo, quando un’immagine entra in uno dei miei lavori, non tornerà mai più disponibile per nessun altro.
PerInciso non è nato come progetto commerciale, ma come una presa di posizione: le storie non sono fatte per restare chiuse. Sono fatte per stare con noi.
Chi sceglie un mio oggetto non compra qualcosa di decorativo.
Sceglie una storia che ha cambiato forma per continuare a vivere.